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Tolkien e lo gnosticismo
25-09-2012, 05:42 PM
Messaggio: #1
Tolkien e lo gnosticismo
Da un pò di tempo avevo in mente di affrontare l'argomento dei rapporti tra questo grandissimo scrittore (autore de Il Signore degli Anelli e di molti altri capolavori fantasy come Il Silmarillion e Lo Hobbit) e lo gnosticismo.
Tolkien era un cattolico fervente, dopo il Concilio Vaticano II° criticò molto alcuni modernismi della chiesa pur non approvando le scissioni.
Eppure, forse, il grande fantasioso soffriva di nostalgia gnostica, ovvero di quel senso inconscio di malinconia, voglia di ritorno al Pleroma ed insofferenza verso i limiti della materia.
Aldilà degli accenni gnostici nei suoi capolavori (su cui tornerò in un'altro post) una cosa và ricordata. Nel suo saggio "Sulle Fiabe" (contenuto in Italia nel libro "Albero e Foglia") egli dice :

"L’evasione del prigioniero non va confusa con la fuga del disertore"

Tolkien spiega il significato di questa sua frase : evadere da cosa ? La risposta di Tolkien è «dal mondo», che è spesso malvagio e ci confonde: l’evasione ci aiuta infatti a sfuggire la «schiavitù degli oggetti» e a recuperare una visione chiara delle cose. Portato all’estremo, poi, il concetto di evasione si fa carico persino del desiderio umano di sottrarsi alla Morte.
Tolkien infatti elenca quattro usi o valori delle fiabe: Evasione, Riscoperta, Consolazione, Fantasia.
Per la teologia catara non può che saltare agli occhi la voce "Consolazione", dato il sacramento cataro per eccellenza è il Consolamentum.
Però magari Tolkien, sotto una parola simile, esperime concetti diversi dal catarismo. Vediamo : La consolazione, ovvero il famoso “lieto fine”, è forse quella condizione senza la quale non può esistere alcuna fiaba. Se la tragedia è la forma più alta del teatro, pare che la struttura stessa della fiaba esiga una risoluzione positiva. Tolkien parla di un capovolgimento finale che porta la storia ad una eucatastrofe (termine coniato da lui stesso) finale, che altro non è che «una visione fuggevole della Gioia oltre le muraglie del mondo».
Allora : uomini come prigionieri, mondo come prigione, sfuggire alla morte materiale in maniera spirituale, la vera Gioia posta oltre le muraglie del mondo, lieto fine come catarsi ... c'è davvero molto per poter dire che il grande Tolkien avesse, inconsciamente o meno, molti punti in comune col pensiero degli gnostici.
In seguito analizzerò come alcuni elementi (premetto, non tutti) della sua cosmogonia Fantasy fossero simili alla concezione gnostica dell'universo.
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26-09-2012, 11:57 AM
Messaggio: #2
RE: Tolkien e lo gnosticismo
La Consolazione di Tolkien nulla centra con il nostro Consolamentum o anche detto Battesimo in Spirito per non confonderlo con il lavaggio degli altri "cristiani".
Il nostro rappresenta la discesa dello Spirito Santo da Dio e la sua unione con l'anima, per l'intercessione del Cristo.
Il termine Consolamentum non vuol dire per niente Consolazione (in latino la parola è tradotta con Consolationem dal verbo Consolatio) o come dici tu "lieto fine" ma è il termine per indicare l'ordinazione di un credente a Buonuomo, in cui promette di seguire la regola della chiesa fino alla fine dei suoi giorni terreni per poter permettere alla sua anima imprigionata nella cella di pelle di potersi liberare e tornare nella luce del suo unico e vero Dio.
Consolamentum si potrebbe tradurre invece come liberazione, come atto con cui le catene che imprigionano lo spirito si spezzano e gli permettono di raggiungere la vera conoscenza. Il Consolamentum è la fine di un lungo viaggio nella vera conoscenza del vero Dio.
Che lo spirito del vero e unico Dio vi protegga sempre e vi faccia percorre la giusta via per la liberazione del vostro spirito.
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27-09-2012, 10:18 PM (Questo messaggio è stato modificato l'ultima volta il: 27-09-2012 10:19 PM da Simone Pozzi.)
Messaggio: #3
RE: Tolkien e lo gnosticismo
Grazie Simone carissimo per questa riflessione, hai come sempre delle ottime intuizioni. Non conoscevo Tolkien sotto questo punto di vista, e di certo se avessi un pò più di tempo approfondirei volentieri qualche sua lettura.
Grazie anche a Tibere per la sua precisazione in merito al significato del Battesimo.
Lo spirito della Gnosi mai è morto, nonostante abbia sempre avuto contro l'intero mondo. Finché ci saranno persone in grado di rimanere in ascolto delle proprie intuizioni, e di quel sentimento nostalgico presente in tutti gli esseri pneumatici, ci sarà sempre un pò di luce, in queste tenebre.
Come dice Tommaso 24: I suoi discepoli dissero: "Mostraci il luogo ove tu sei, poiché per noi è necessario cercarlo". Egli rispose:" Chi ha orecchie per intendere, intenda. Nell'intimo di un uomo di luce, vi è luce, ed egli illumina tutto il mondo. Se non illumina, vi sono tenebre".

Un abbraccio in Spirito carissime/i,
Simone
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01-10-2012, 11:50 PM (Questo messaggio è stato modificato l'ultima volta il: 02-10-2012 12:02 AM da Simone Roma.)
Messaggio: #4
RE: Tolkien e lo gnosticismo
(26-09-2012 11:57 AM)Tibere Ha scritto:  La Consolazione di Tolkien nulla centra con il nostro Consolamentum o anche detto Battesimo in Spirito per non confonderlo con il lavaggio degli altri "cristiani".
Il nostro rappresenta la discesa dello Spirito Santo da Dio e la sua unione con l'anima, per l'intercessione del Cristo.
Il termine Consolamentum non vuol dire per niente Consolazione (in latino la parola è tradotta con Consolationem dal verbo Consolatio) o come dici tu "lieto fine" ma è il termine per indicare l'ordinazione di un credente a Buonuomo, in cui promette di seguire la regola della chiesa fino alla fine dei suoi giorni terreni per poter permettere alla sua anima imprigionata nella cella di pelle di potersi liberare e tornare nella luce del suo unico e vero Dio.
Consolamentum si potrebbe tradurre invece come liberazione, come atto con cui le catene che imprigionano lo spirito si spezzano e gli permettono di raggiungere la vera conoscenza. Il Consolamentum è la fine di un lungo viaggio nella vera conoscenza del vero Dio.
Che lo spirito del vero e unico Dio vi protegga sempre e vi faccia percorre la giusta via per la liberazione del vostro spirito.

Perdonami ma mi hai frainteso. Io non intendo dire che la Consolazione intesa da Tolkien come parte delle Favole ed il Consolamentum cataro siano la stessa cosa. Intendo solo dire che sono due termini simili che esprimono sentimenti simili : il Consolamentum è un rito di Gnosi in cui il credente diventa un cataro vero e proprio e mira a tornare al Padre Ineffabile dopo la morte, la Consolazione di Tolkien è "una visione fuggevole della Gioia oltre le muraglie del mondo" ... cosa è la nostalgia gnostica (vero motore iniziale della ricerca di uno gnostico\cataro) se non appunto un ricordo evanescente della Gloria oltre la prigione materiale ? Che cosa è il Consolamentum se non il rito di passaggio verso l'accettazione della Via per arrivare-tornare a quella Gloria ?
Riguardo alla Gnosi nelle opere di Tolkien : ne Il Silmarillion leggiamo di come venne creata Arda, il mondo dove è ambientata la sua letteratura Fantasy.
Eru Iluvatar, dio creatore, non è presente nella sua creazione, egli è un dio esterno la cui pietas pervade l'ordine costituito ma non appare nella materia : egli è trascendente, irreprensantabile e non conoscibile con la materia. Certamente è un creatore (aspetto non gnostico) ma la sua figura è ben lontana dal Dio onnipresente della chiesa cattolica.
Inoltre, Eru Iluvatar affronta la ribellione di uno dei suoi figli (Melkor). La ribellione ricorda molto la ribellione degli angeli caduti cara alla tradizione cristiana classica ma ha un aspetto differente : il motivo della ribellione non è tanto il controllo del mondo o l'autorità di Eru ma la capacità di creare.
Melkor non può creare, egli può solo distorcere e mettere al mondo figure corrotte rispetto a quelle create da Eru. Così gli orchi altro non sono che Elfi deformati e distorti, così i troll non sono altro che Ent (uomini-albero) corrotti. Inoltre, almeno all'inizio o presso popoli maggiormente in suo controllo, Melko si presente spesso come l'unico o il legittimo signore del mondo.
Insomma : vi è un Dio supremo non onnipresente anzi esterno al mondo materiale, presente solo in spirito. Vi è un falso-dio che si spaccia per quello Vero. Vi è la sua incapacità di creare cose vere, costringendolo ad imitare malamente ciò che il Vero Dio ha fatto.
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