In Principio era il Verbo

 

                                                        

                                                                            Giovanni 1, 1

martedì ottobre 20, 2009


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 Montségur

 

Il sito, che culmina a 1207 metri di altitudine e domina il Pays d'Olmes, è segnalato sin dal XII secolo come appartenente alla famiglia di Péreille.

All'inizio del XIII secolo, la comunità Catara della Linguadoca chiede a Raymond di Péreille di ristrutturare il castello e di mettere in difesa l'insieme del pitone roccioso (il pog in occitano). In seguito, Montségur diventa la sede della Chiesa Catara ed il rifugio dei faydits, quei signori deposseduti dalle loro terre come risultato delle crociate.

Al castello, che funge da difesa, viene addossato un castrum, villaggio Cataro inerpicato sui fianchi del pog. Almeno seicento persone vivevano sul sito.

L'assalto a Montségur iniziò nel maggio del 1243 sotto il comando di Hugues des Arcy, che aveva a disposizione più di duemila uomini, contro i seicento assediati. Un assedio che durerà dieci mesi, caratterizzato, tra l'altro, da un inverno molto rigido. Ma nonostante il grande divario di uomini e di potenza bellica, fino a dicembre gli aggressori non riuscirono a guadagnare neppur un metro lungo la collina, e non riuscirono a provocare che pochissime perdite.

Fu soltanto grazie ad un escatomage che i crociati riuscirono a perforare le difese Catare. Un sotterfugio, un atto vile e disonorevole, un trucco che mai fu utilizzato dai Cristiani, tra l'altro su altri Cristiani: combattere la notte di Natale.  Mai i Catari si sarebbero aspettati a tanto, eppure così decise il comandante crociato, umiliato da così tanta sagace resistenza che lo stavo mettendo in ridicolo agli occhi del re. Fu così che pochi uomini, una sorta di commandos, si arrampicarono lungo la difficile parete sud-est, quella più debole, e da lì riuscirono ad aprire una breccia nelle difese, conquistando la Roc de la Tour. Fu l'inizio della fine.

Il primo marzo 1244 un tentativo di fuga degli assediati fallì, ed il giorno seguente ci fu la resa. Una tregua di quindici viene negoziata al termine della quale i Catari dovranno scegliere: abiurare la loro fede, o morire bruciati. Non soltanto nessuno rinnegò la religione del Dio Buono, ma dei duecento Catari sopravvissuti se ne aggiunsero altri ventuno, tra donne, cavalieri e soldati. Ventuno persone che capirono, grazie anche all'esempio di coraggio dato da quei futuri martiri, in quale campo viveva la verità. Chiesero il Consolamentum al Vescovo, Bertrand Marty

Soltanto trenta assediati sopravvissero a quella strage, trenta cattolici, parenti delle vittime. Per la maggior parte famigliari che non volevano lasciare le persone amate in balia ai sanguinari assassini. E' anche grazie a loro che ancora adesso abbiamo avuto testimonianza di quel che accadde in quei tragici mesi.

I catari rimasti si occuparono di salutare le loro famiglie, e sistemarono le loro case, pur sapendo che, com'era d'uso all'epoca per i sconfitti, tutto sarebbe stato raso al suolo. Quel poco che possedevano, cereali e poco più, lo destinarono a coloro che non sarebbero stati martirizzati.

Il 16 Marzo 1244, più di 220 Catari, tra donne uomini e bambini (si dice che la più giovane non aveva neppure otto anni) vennero presi e condotti lungo la ripida e stretta discesa che conduce ad un prato alla base della montagna (Camp dels Cremats). Da lì dovettero saltarono nella pira, per essere legati gli uni agli altri.

Al segnale dell'arcivescovo di Narbonne, vennero lanciate delle torce sull'enorme cumulo di legna che soldati e preti avevano ammassato. Le urla erano talmente forti che gli uomini del diavolo (vescovi preti e monaci) dovettero recitare dei salmi per coprirne il rumore.

Verso metà mattinata la laboriosa opera degli "uomini di dio" era compiuta, e tutti erano morti bruciati o asfissiati, sotto gli occhi di madri, padri, parenti ed amici. Una grande nube nera si era levata in cielo, della cenere scura ricopriva la collina, e il nauseabondo e dolciastro odore delle carni di tutte quelle innocenti persone che si sacrificarono per la Verità si profusò in ogni dove.

 

Notare che i ruderi rappresentati nelle foto rappresentano soltanto il 3% circa dell'antico complesso residenziale (a rimanente parti è ancora seppellita), che è anche l'unico sito ancora esistente al mondo raffigurante le abitazioni Catare.

 

 

 

 

Credere nella verità, e portare avanti la sua causa significa dar manforte a quegli uomini, a quell donne ed a quei bambini che con tanta fede nel vero Dio hanno lottato e vinto la battaglia spirituale contro il mondo. Aiutiamoli, attraverso un nostro corretto comportamento interiore come esteriore nella vita di tutti i giorni, così come grazie alla professione di Verità, a respingere il nemico in fondo al dirupo. Aiutiamoli tutti insieme a ricostruire dentro di noi quelle case rase al suole, innalziamo ancora una volta le torri che toccano la verità!

 

 

 

 

 

 

 

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