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Il sito, che culmina a 1207 metri di
altitudine e domina il Pays d'Olmes, è segnalato sin dal
XII secolo come appartenente alla famiglia di Péreille.
All'inizio del XIII secolo, la
comunità Catara della Linguadoca chiede a Raymond di
Péreille di ristrutturare il castello e di mettere in
difesa l'insieme del pitone roccioso (il pog in
occitano). In seguito, Montségur diventa la sede della
Chiesa Catara ed il rifugio dei faydits, quei
signori deposseduti dalle loro terre come risultato
delle crociate.
Al castello, che funge da difesa,
viene addossato un castrum, villaggio Cataro
inerpicato sui fianchi del pog. Almeno seicento persone
vivevano sul sito.
L'assalto a Montségur iniziò nel
maggio del 1243 sotto il comando di Hugues des Arcy, che
aveva a disposizione più di duemila uomini, contro i
seicento assediati. Un assedio che durerà dieci mesi,
caratterizzato, tra l'altro, da un inverno molto rigido.
Ma nonostante il grande divario di uomini e di potenza
bellica, fino a dicembre gli aggressori non riuscirono a
guadagnare neppur un metro lungo la collina, e non
riuscirono a provocare che pochissime perdite.
Fu soltanto grazie ad un escatomage
che i crociati riuscirono a perforare le difese Catare.
Un sotterfugio, un atto vile e disonorevole, un trucco
che mai fu utilizzato dai Cristiani, tra l'altro su
altri Cristiani: combattere la notte di Natale.
Mai i Catari si sarebbero aspettati a tanto, eppure così
decise il comandante crociato, umiliato da così tanta
sagace resistenza che lo stavo mettendo in ridicolo agli
occhi del re. Fu così che pochi uomini, una sorta di
commandos, si arrampicarono lungo la difficile parete
sud-est, quella più debole, e da lì riuscirono ad aprire
una breccia nelle difese, conquistando la Roc de la
Tour. Fu l'inizio della fine.
Il primo marzo 1244 un tentativo di
fuga degli assediati fallì, ed il giorno seguente ci fu
la resa. Una tregua di quindici viene negoziata al
termine della quale i Catari dovranno scegliere:
abiurare la loro fede, o morire bruciati. Non soltanto
nessuno rinnegò la religione del Dio Buono, ma dei
duecento Catari sopravvissuti se ne aggiunsero altri
ventuno, tra donne, cavalieri e soldati. Ventuno persone
che capirono, grazie anche all'esempio di coraggio dato
da quei futuri martiri, in quale campo viveva la verità.
Chiesero il Consolamentum al Vescovo, Bertrand Marty
Soltanto trenta assediati
sopravvissero a quella strage, trenta cattolici, parenti
delle vittime. Per la maggior parte famigliari che non
volevano lasciare le persone amate in balia ai sanguinari assassini. E' anche grazie a loro che ancora adesso
abbiamo avuto testimonianza di quel che accadde in quei
tragici mesi.
I catari rimasti si occuparono di
salutare le loro famiglie, e sistemarono le loro case,
pur sapendo che, com'era d'uso all'epoca per i
sconfitti, tutto sarebbe stato raso al suolo. Quel poco
che possedevano, cereali e poco più, lo destinarono a
coloro che non sarebbero stati martirizzati.
Il 16 Marzo 1244, più di 220 Catari,
tra donne uomini e bambini (si dice che la più giovane
non aveva neppure otto anni) vennero presi e condotti
lungo la ripida e stretta discesa che conduce ad un
prato alla base della montagna (Camp dels Cremats). Da
lì dovettero saltarono nella pira, per essere legati
gli uni agli altri.
Al segnale dell'arcivescovo di
Narbonne, vennero lanciate delle torce sull'enorme
cumulo di legna che soldati e preti avevano ammassato.
Le urla erano talmente forti che gli uomini del diavolo
(vescovi preti e monaci) dovettero recitare dei salmi
per coprirne il rumore.
Verso metà mattinata la laboriosa
opera degli "uomini di dio" era compiuta, e tutti erano
morti bruciati o asfissiati, sotto gli occhi di madri,
padri, parenti ed amici. Una grande nube nera si era
levata in cielo, della cenere scura ricopriva la collina, e il nauseabondo e dolciastro odore delle carni di
tutte quelle innocenti persone che si sacrificarono per la Verità si profusò in ogni dove.
Notare che i ruderi rappresentati
nelle foto rappresentano soltanto il 3% circa
dell'antico complesso residenziale (a rimanente parti è ancora seppellita), che è anche l'unico sito ancora
esistente al mondo raffigurante le abitazioni Catare.
Credere nella verità, e portare avanti
la sua causa significa dar manforte a quegli uomini, a quell
donne ed a quei bambini che con tanta fede nel vero Dio
hanno lottato e vinto la battaglia spirituale contro il
mondo. Aiutiamoli, attraverso un nostro corretto comportamento interiore come esteriore nella vita di tutti i giorni, così come grazie alla professione di Verità, a respingere il nemico in
fondo al dirupo. Aiutiamoli tutti insieme a ricostruire
dentro di noi quelle case rase al suole, innalziamo
ancora una volta le torri che toccano la verità!
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