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Fermo restando che una religione
genuina, in sintonia con il vero Dio di Amore, mai
affonderà le proprie basi in questo mondo ma in quello
che verrà, l'attribuire l'esatta origine
spazio-temporale di una religione ed individuare quali
siano state le sue fonti è sempre risultata
un'operazione quantomeno azzardata. Quel che maggior
conta è lo spirito che anima la suddetta, più di quando
e dove è stata manifestata. E parlando per, l'appunto,
di Spirito che anima, per capire quali siano state le
origini del Catarismo dobbiamo tornare indietro nel
tempo, fino a dove risalgono le prime fonti storiche
attestanti il fiorire delle religioni gnostiche.
Tutte le religioni gnostiche si sono
sempre poste il problema del perché, un Dio
infinitamente buono e onnipotente, avesse creato un
mondo soffocato dal male e dalla mortalità. La parola
greca Gnosi, che significa conoscenza, si
focalizza nel giungere alla salvezza proprio attraverso
una sapienza che trascende quella delle tradizionali
religioni. Una conoscenza non basata sul mero
accademismo, quanto piuttosto sul contatto diretto con
il divino, al di là dei codici, al di là dei dogmi, al
di là della corruttibilità del sapere fine a sé stesso.
Attraverso uno sguardo disilluso su questo mondo, lo
gnostico sa che questo mondo non è il suo, sa che egli
quaggiù non è altro che uno straniero, e pertanto ogni
sua azione viene indirizzata alla conquista di quel
mezzo che gli permetterà di trascendere la Grande
Illusione.
La consapevolezza che noi non siamo di
questo mondo, e che dobbiamo far ritorno nella nostra
patria originaria attraverso la conoscenza diretta di
Dio: tale è lo spirito che anima le religioni della
Verità. Questo movimento si è sviluppato, attraverso i
secoli, cambiando di volta in volta forma, per meglio
adattarsi ai bisogni e alle mentalità dell'epoca.
Pertanto, partendo da Zarathustra, passando dal
Marcionismo, dal Manicheismo, dal Paulicianesimo, dal
Bogomilismo fino a giungere al Catarismo, si può dire
che il substrato di questa evoluzione rimane sempre la
stessa: uno smisurato amore per la Verità e la Salvezza.
Le sostanziali differenze sono da attribuire a
particolari teologici ed epocali, e a delle verità che
spesso l'uomo, perlomeno fino a quando si troverà nella
limitatezza della sua prigione carnale, non riuscirà mai
a cogliere pienamente, a parte quelle piccole intuizioni
che aiutano a discernere la luce dall'oblio.
La Chiesa Catara si considera
atemporale e svincolata dai legami con tale mondo, ma
riconosce anche la grande esigenza di ecumenismo
oggigiorno presente, e sempre comunque conservando la
propria identità e vendendo nella proposta Catara la via
più breve che porta alla salvezza, non confuteremo mai
del tutto, a priori, quelle correnti religiose
inspirate, considerandole come uno dei tanti frammenti
di quel puzzle spirituale di cui noi stessi facciamo
parte.
Il termine Catarismo (perfezione,
perfetta eresia) venne per la prima volta coniato dagli
inquisitori per definire coloro che semplicemente si
ritenevano dei Buoni Cristiani, o Buoni Uomini. Andremo
avanti con tale denominazione, Catarismo, per facilitare
l'approccio delle persone a questa dottrina, evitando di
creare confusione. Avremmo certamente anche potuto
dichiaraci semplicemente Cristiani, a maggior ragione
che non facciamo altro che allinearci pienamente con la
spiritualità e gli insegnamenti del Cristo, ma era anche
importante sottolineare la linea di demarcazione con la
teologia della Chiesa di Roma, così tanto distante dalla
nostra.
Il
Catarismo è il Cristianesimo originale ed autentico
Il Catarismo
ha ben poco in comune con quel Cristianesimo professato
dopo il Concilio di Nicea. Noi ci richiamiamo sempre ai
valori originali del messaggio salvifico del Cristo, un
messaggio fatto di amore e di pace. Ci riallacciamo alla
Verità professata da Gesù, da Marcione, da Paolo di
Tarso. Siamo in filiazione diretta con la Verità, ma
nonostante questo il Catarismo fu accusato di eresia,
quando ad essere eretici ed aver deturpato il vero
insegnamento sono stati gli stessi accusatori. Ma
facciamo qualche passo indietro.
Siamo alla fine del Xe secolo,
fase nella quale la Chiesa di Roma era assiduamente
impegnata sul piano politico. Si discutevano varie
tematiche, quali l'elezione dei Vescovi o la gestione
dei diritti feudali. In tale contesto, sorsero un pò in
tutta Europa dei movimenti di protesta contro questo
stato di cose. Si puntò l'indice contro il forte
materialismo ecclesiastico e la sua proverbiale
corruzione, in assoluta antitesi rispetto al messaggio
evangelico. Il popolo, suffragato e disgustato dallo
strapotere dello Stato-Chiesa fu spinto, come spesso
accade quando tutto diventa buio, nel cercare un
fiammella di speranza e di verità. Questo avviene per le
singole persone nei momenti di difficoltà, ma anche per
intere popolazioni quando il Male tende a dilagare in
una maniera talmente eclatante. E così fu.
Sul piano storico, è
provato che il Catarismo deriva dal Bogomilismo, il
quale fu a sua volta influenzato dal Paulicianesimo. Il
Bogomilismo fiorì alla fine del primo millennio in
Bulgaria, per poi ramificarsi in Serbia, presso i monaci
di Costantinopoli, in Asia minore ed in Serbia, dove
diventerà religione ufficiale fino alla conquista turca
alla fine del XVe
secolo.
I primi focolai
apparirono in Champagne, a Vertus intorno all'anno 1000,
a Orléans nel 1022, a Monforte nel 1034 per citarne solo
alcune. Tutte queste comunità fiorirono in Europa
occidentale verso l'anno Mille, prendendo nomi diversi
in base alle regioni di nascita, ma vennero comunque
identificate tutte, abbastanza sommariamente come
Manicheismo. Tali movimenti, affini al Catarismo,
sparirono senza lasciar molte tracce. Mentre in altre
regioni, come nel Sud delle Francia e nel Nord Italia,
essi si raggrupparono e si organizzarono stabilmente tra
il
XIIe
e il
XIIIe
secolo, per poi affiliarsi sotto una comune
dottrina. Mentre nel Nord della Francia si brucia e si
scomunica, nel Sud ci si mette intorno ad un tavolo per
discutere, tolleranza probabilmente spiegabile
attraverso una lunga coabitazione sul territorio di
diverse fedi, da quella ebraica a quella mussulmana.

Uno dei motivi dei
principali motivi per cui il Catarismo si diffuse tanto
rapidamente, fino a rappresentare un vero e proprio
pericolo per la Chiesa di Roma, è la coerenza con la il
Vangelo attraverso la quale viveva la comunità aderente.
Tale lampante esempio di fede e amore Cristiano consentì
di guadagnarsi da subito una grande fiducia presso la
popolazione, contrariamente al clero cattolico. Pur
continuando a svolgere le loro proprie mansioni
lavorative solitamente artigiane, essi
continuavano a predicare la loro fede. Tale scelta, in
conformità con quanto predicava San Paolo, permise loro
di rimanere maggiormente a contatto con la realtà della
vita quotidiana delle "pecorelle", di esser parte dei
loro problemi, delle loro speranze, dei loro
malcontenti. Pur essendo di Dio, rimanevano un sostegno
per il popolo. I soldi derivanti dai loro introiti
permetteva loro di spostarsi, andando di città in città
predicando, e di compiere delle opere di bene. La
povertà personale era comunque prescritta.

Cause
della persecuzione
Il loro anticlericalismo,
la loro intransigente opposizione alla gerarchia
cattolica, della quale abiurano la sua smodata voglia di
potere, e quindi di perversione del messaggio del
Cristo, il loro nichilismo, di fronte ad una vita della
quale loro non si sentivano parte, perché ad una mondo
pieno di malvagità, di morte e di corruzione preferivano
realizzare già adesso, dentro di loro, il Regno di Dio
che presto verrà, ed il rifiuto dei sacramenti cattolici
valsero ad attirarsi i fulmini di Roma, e furono bollati
quali eretici.
La Chiesa cattolica,
all'inizio del '1200, affida ai cistercensi
e agli ordini mendicanti (domenicani e francescani, ordini
creati ad hoc sul modello cataro, nel tentativo di
destabilizzarne l'egemonia attraverso il loro stesso
esempio di coerenze evangelica, ma con un'intenzione
ipocrita sin dal principio) di combattere questa per
loro pericolosa eresia. Ma i Catari sono difficili da
convincere, e la loro fede nella Verità è più forte che
mai. Il diavolo, nonostante le suadenti predicazioni di
Domenico di Guzman, se ne dovrà tornare a Roma con la
coda tra le gambe.
In Francia
Di fronte a questi repentini
insuccessi, il papa Innocenzo III lancia, nel 1208, la
prima crociata sul territorio cristiano contro quelli
che venivano anche definiti "Albigesi", nome preso dalla
città francese, sede di una delle principali diocesi
Catare della Linguadoca. Un 'ulteriore pretesto di
questa infausta azione era l'assassinio, a Saint-Gilles,
del legato pontificio Pietro di Castelnau. Un omicidio
ovviamente a sfondo politico, e non certo dottrinale.
Per la Chiesa si tratta di soffocare una corrente
religiosa in sintonia con gli insegnamenti di Cristo, e
quindi pericolosa per l'egemonia ecclesiastica. Per il
potere centrale francese, si tratta di sottomettere i
Signori del Sud, diventati troppo indipendenti. Ed anche
se l'attuale Re di Francia, Filippo Augusto, non vorrà
mai intervenire direttamente nella crociata, accorderà
il beneplacito ai suoi Vassalli, talmente desiderosi di
potersi appropriare dei ricchi territori di Tolosa.
Una forte armata,
composta da centoventimila uomini, considerata il meglio
della cavalleria crociata, al quale si aggiunsero altri
centomila tagliagole in cerca di fortuna, si radunarono
a Lione, sotto la guida di Simon di Montfort e dei
rappresentanti della Chiesa romana. L'orda malefica era
pronta per entrare in azione.
La guerra durerà
vent'anni, dal 1209 al 1229.
La prima città ad essere
espugnata fu Béziers. In quell'occasione, venne chiesto
al legato pontificio Arnaud Amaury , abate di Citeaux,
come distinguere i Cattolici dai Catari, e lui rispose
con una frase terribile, degna della ferocia del dio
antico-testamentario: << Uccideteli tutti, Dio
riconoscerà i suoi. >> Furono trucidati in
ventimila, tra donne, uomini e bambini, ed Amaury
ovviamente ricevette le congratulazioni dallo stesso
papa in persona.

Nel 1215 il nuovo Re di
Francia, Luigi VIII, scorgendo in quei frangenti ottime
opportunità di arricchimento, interviene personalmente
nelle operazione militari. Fu un'ulteriore svolta che
portò, nel 1229, Raimondo VII di Tolosa, stremato dalla
guerra, a dichiarare fedeltà al Re e negare ogni
ulteriore appoggio ai Buoni Uomini. La regione Occitana
perde la sua autonomia, e viene riassorbita ai territori
della Corona.
Nel 1233, per opera di
Gregorio IX venne ufficializzata l'Inquisizione come
"Inquisitio heretice pravitatis". Questi boia,
travestiti da uomini di Dio, avevano il compito di
individuare, torturare e molte volte uccidere tutti
coloro che erano anche minimamente sospettati di eresia.
Il loro compito venne facilitato dall'impossibilità dei
Catari di prestare giuramento. Individuarli era un
compito facile. Oltretutto a questo, un Cataro poteva
essere consacrato soltanto da un Perfetto, così come i
morenti.

Fu così che, gradualmente, omicidio dopo
omicidio, i Buoni Uomini iniziarono a scarseggiare e, di
fronte al pericolo di perdere lo Spirito Consolatore,
senza poterlo più richiamare per la difficoltà di
reperire altri Perfetti, molti sopravvissuti praticarono
l'Endura, il Sacro Suicidio che avrebbe permesso loro di
morire degnamente, entrando così nella Casa del Padre.
L'intolleranza nei
confronti degli inquisitori si concretizzò nel 1242, ad
Avignonnet, dove due di essi insieme al loro seguito
furono uccisi (non da Catari ma da dei cavalieri che
avevano preso in simpatia la causa dei Buoni Uomini).
Questo fatto fu scattare una dura risposta da parte
della Chiesa, che arrivò ad espugnare, nel Marzo del
1244, l'ultima roccaforte Catara, Montségur.


L'ultimo Cataro ufficialmente
riconosciuto fu Guglielmo Belibasta, arso nel 1321 da
Jacques Fournier, il futuro papa Benedetto XII.
E in Italia...
Il Catarismo
in Italia godette del sostegno dei Ghibellini,
anti-papali, e questo fino al 1226, anno nel quale il
suddetto partito perse la battaglia di Benevento, a
favore di quello guelfo degli Angioini. Ci fu quindi una
progressiva decadenza del movimento cataro che sfociò,
un pò come avvenne in Francia à Montségur, con la presa
nel 1276 della rocca di Sirmione, dove si erano
rifugiati numerosi Perfetti italiani ed occitani.

Furono tutti arrestati e portati all'Arena di Verona,
dove nel 1278 furono bruciati 174 Perfetti sul rogo.

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